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Cabine telefoniche? No, hotspot wireless!
di Giacomo Dotta
Da normali cabine telefoniche a moderni hotspot per il collegamento wi-fi. Così British Telecom intende sfruttare le strutture del vecchio sistema di telefonia, nell'ottica di un lancio deciso del wireless come sistema di comunicazione a banda larga
Le cabine telefoniche ormai non servono più? British Telecom le trasforma in hotspot. Sfruttando le cabine già dislocate sul territorio, ma sempre meno sfruttate dall'utenza ormai assorbita dalla telefonia mobile, l'azienda d'oltre Manica intende installare hotspot per il collegamento wi-fi nei centri strategici delle maggiori città.
Bar, ristoranti, scuole, ovunque un collegamento wi-fi possa rendersi utile vi sarà una cabina telefonica predisposta a punto hotspot. Le cabine telefoniche in pratica faranno da ponte per la comunicazione wireless dei pc che eventualmente tentassero di accedere alla Rete a banda larga.
Al momento si parla di un lancio pari a 100 hotspot entro la settimana, ma entro Natale si prevedono già 200 cabine trasformate ed entro la fine del 2004 il numero dovrebbe salire a 4000. British Telecom è da tempo all'avanguardia in tema wi-fi e visto l'inesorabile declino delle vecchie folkloristiche cabine telefoniche rimane ora da aspettare una simile iniziativa da parte di aziende omologhe in altre parti d'Europa.
Ford abbraccia Linux
Il gigante americano delle automobili migrerà buona parte della propria infrastruttura IT verso Linux, andando così a rimpiazzare un congruo numero di sistemi dove prima girava Windows
Detroit (USA) - Ford salta sul carro di quelle aziende ed enti governativi che hanno migrato tutti o parte dei loro sistemi da Windows a Linux.
Il colosso delle automobili americano ha annunciato che utilizzerà Linux come nuova base d'appoggio per la propria infrastruttura informatica, adottandolo in particolare in settori operativi quali quello delle gestione delle vendite, delle risorse umane e delle relazioni con i clienti.
Secondo gli analisti la mossa di Ford rappresenta una delle più grandi "vittorie" di sempre maturate da Linux, soprattutto considerando che il colosso di Detroit intende adottare Linux in tutte le sue sedi sparse per il mondo.
Ford non ha ancora comunicato a quale distribuzione di Linux darà la propria preferenza, tuttavia è facile indovinare che i nomi delle due candidate sono Red Hat e SuSE: è anche possibile, secondo alcuni osservatori del settore, che il produttore scelga la prima per il mercato americano e la seconda per quello europeo.
Nasce l'ADSL di TELE2
TELE2 Italia, terzo operatore nazionale di telefonia fissa per il mercato residenziale, entra nel mercato dell'ADSL e lancia TELE2Internet ADSL
ZDNet Italia
Una tariffa mensile flat. Questa l'offerta di TELE2 con la sua nuova TELE2Internet ADSL, che prevede, appunto, una tariffa fissa senza limiti di traffico e il collegamento 24 ore su 24.
Due le opzioni fra cui scegliere: la prima velocità di connessione a 256 Kbps in ricezione e 128 Kbps in trasmissione a 33 euro al mese (IVA inclusa); l'altra a 640 Kbps in ricezione e 128 Kbps in trasmissione a 43 euro al mese (IVA inclusa). L'attivazione è gratuita.
I clienti dell'offerta Adsl diventano aurtomaticamente clienti TELE2 per i servizi di telefonia fissa. Per abbonarsi basta chiamare il 1922 oppure collegarsi al sito www.tele2.it.
Apple Expo 2003, si parte il 16 settembre
di Giacomo Dotta
Parigi 16-20 Settembre 2003, porte aperte al pubblico per il maggiore appuntamento europeo della comunità Apple. All'Expo di Parigi saranno disponibili tutte le novità del mondo Apple e una serie di conferenze incentrate sul mondo della mela.
16-20 Settembre 2003, il mondo Apple si presenta. Nello sfarzo del contesto parigino il mondo della mela festeggia se stesso presentando al pubblico tutte le novità del settore e le nuove idee che saranno protagoniste negli anni a venire.
Il programma è alquanto ricco e variegato. Dopo la formale inaugurazione del 15 settembre si apre infatti una cinque giorni di conferenze e contest in grado di soddisfare ogni palato: iniziando dalla presentazione di Mac OS X Panther, passando per le nuove problematiche legate all'Open Source, fino a due appuntamenti fissati nella stessa giornata e dedicati alla possibile convivenza tra il mondo Mac e il mondo Windows.
iListen, iPod, iLife: partendo dalla filosofia del giusto rapporto tra uomo e macchina, all'Apple Expo 2003 grande rilevanza verrà data alle applicazioni informatiche nella quotidianità. iListen, innovativo traduttore simultaneo, ad esempio sarà presto disponibile in italiano mentre iLife (presentato nell'apposito Education Solutions Center) promette un nuovo passo avanti nell'utilizzo del computer in ambito didattico.
Vedi anche Speciale Apple
Microsoft sbarca sul mercato della telefonia
di Giacomo Dotta
Notizia da anni annunciata, notizia questa volta ufficiale: Microsoft approda nel mercato della telefonia mobile. In accordo con Motorola e AT&T, infatti, verrà prodotto MPx200 smartphone, telefono basato su tecnologia Windows.
Microsoft entra nel mercato della telefonia mobile. La notizia, nell'aria da tempo, è ora ufficiale grazie alla partnership siglata con AT&T Wireless e Motorola.
Il progetto ha già un nome: MPx200 smartphone. Il telefono, studiato con funzionalità adatte ad utilizzi professionali ma pronto anche a sfidare il mercato dell'utenza privata, rappresenta così una nuova sfida per l'impero di Bill Gates e nel contempo costituisce un valore aggiunto per Motorola, già numero due mondiale del settore.
L'implosione del sistema dei mezzi di comunicazione porta così ad una convergenza anche delle società produttrici: il nuovo strumento avrà grandi capacità di interazione con i pc dotati di sistema operativo Windows, giovandosi così di facoltà quali l'uso di applicazioni dedicate e l'invio di e-mail.
Secondo Ed Suwanjindar, manager Microsoft, ci sono forti analogie tra l'uso del desktop e l'uso del telefono: sulla base di tale piano comune nasce la scommessa di Microsoft, AT&T e Motorola in un mercato in piena espansione quale quello della telefonia. Il tutto con particolare riferimento a ciò che la convergenza digitale può significare nel mercato degli anni a venire.
Arrestato John Zuccarini il re del cybersquatting
di Salvatore Romagnolo
Il più attivo tra gli “occupanti abusivi” di domini Internet è stato fermato, dopo cinque mesi di fuga dall’FBI, grazie a una legge promulgata ad hoc
Dopo settimane di appostamenti e intercettazioni l’FBI è riuscita ad arrestare John Zuccarini. A giudicare dalle modalità dell’arresto, avvenuto in un motel della Florida con l’immancabile contorno di decine di agenti in borghese, ci si sarebbe attesi di vedere in manette un pericoloso terrorista o un gangster in fuga. L’uomo che ha mobilitato fin dal mese di aprile un grande numero di agenti federali degli Stati Uniti, invece, in realtà non è altro che il re dei cybersquatter.
Il fenomeno del cybersquatting è nato con la diffusione di massa della Rete; in sostanza consiste nel registrare a proprio nome numerosi domini Internet corrispondenti a marchi famosi o a celebrità, per poi utilizzarli a fini di lucro. Zuccarini è stato tra i primi a registrare nomi di dominio di grandi aziende, per poi cercare di rivenderli a prezzi altissimi alle aziende stesse. Un’altra tecnica piuttosto redditizia adottata da migliaia di cybersquatter consiste nel far puntare un sito “occupato” a un altro che, ovviamente, paga per ogni contatto procurato.
Quest’ultima tecnica, tuttavia, è stata fatale per i business di Zuccarini che, finora, era riuscito a proseguire indenne la sua attività di occupante abusivo di domini, in grado di fruttargli più di 1 milione di dollari l’anno, pur essendo nel mirino delle autorità. Il re dei cybersquatter, infatti, è una delle poche persone al mondo che può vantare un buon numero di leggi promulgate ad personam, in questo caso però a sfavore. Per arginare il fenomeno dell’occupazione dei nomi di dominio - reso gigantesco a causa dell’iperattività di pochi celebri cybersquatter come Zuccarini stesso o Jeff Burgar - è stata approvata pochi anni fa una legge che vieta l’acquisto di nomi di dominio al fine di rivenderli a terzi.
Per gran parte dei rivenditori abusivi di domini Internet la legge anti-rivendita è stata un duro colpo, ma Zuccarini è riuscito a trovare una via d’uscita e proseguire i suoi affari: il typosquatting. “Typo” in Inglese gergale significa errore di battitura; una minoranza di cybersquatter agguerriti, quindi, ha iniziato a registrare nomi di dominio quasi uguali a quelli di siti celebri, cambiando o saltando anche solo una lettera rispetto al nome originale. L’idea è di approfittare degli errori di battitura che talvolta si compiono digitando l’URL di un sito, solitamente indirizzando gli ignari navigatori su siti pornografici o portali di gioco d’azzardo online che riconoscono ai typosquatter una piccola quota per ogni navigatore “catturato”.
Trovato l’inganno, fatta un’altra legge, questa volta – pare – risolutiva: il PROTECT Act, che sta per Prosecutorial Remedies and Other Tools to End the Exploitation of Children Today. Si tratta di un provvedimento, consigliato dall’FBI e approvato quasi all’unanimità sia dalla House of Representatives che dal Senato degli Stati Uniti, che cerca di tutelare i minori dall’esposizione involontaria a pornografia e violenza. Il testo della legge, in particolare, dispone di una sezione dedicata interamente ai nomi di dominio, intitolata “Truth in Domain Names”, in cui è considerato illegale l’utilizzo di “nomi di dominio fuorvianti” al fine di indurre involontariamente gli internauti – e in particolare i minori – a visitare siti con contenuti pornografici o più in generale dannosi per i bambini.
In questo modo Zuccarini, che in passato era stato pesantemente multato per le sue attività, ma non era mai stato colpito duramente dalla legge, è stato incriminato e arrestato, ma l’applicazione del PROTECT Act ha sollevato non poche lamentele. La legge, infatti, è piuttosto vaga e non definisce con esattezza cosa può essere considerato realmente osceno e dannoso, lasciando troppo arbitrio nella sua interpretazione e, di fatto, costituendo una potenziale minaccia per la libertà di espressione.
Germania, la Corte federale si pronuncia sul deep-linking
di Annarita Gili
La Corte federale tedesca ha ritenuto legale la prassi dei motori di ricerca di effettuare link diretti a pagine interne di un sito, invertendo la giurisprudenza, ormai costante da diversi anni, adottata dalle giurisdizioni inferiori
La Corte federale tedesca di Karlsruhe, con una decisione del 17 luglio 2003, ha rigettato la denuncia depositata nei confronti di Paperboy - un motore di ricerca specializzato nell'indicizzazione di articoli giornalistici pubblicati sull'intera rete mondiale - dal gruppo editoriale Handelsblatt.
Nella denuncia, quest'ultimo sosteneva che i link diretti così creati, dirigendo l'internauta direttamente alla pagina dell'articolo desiderato, senza farlo passare per la homepage dei siti dei giornali online, violavano l'art. 87b della legge tedesca sul diritto d'autore, nonché la direttiva Ue sulle banche dati dell'11 marzo 1996.
La Corte federale tedesca, invece, ha ritenuto legale il modo di operare di Paperboy, affermando che spetta ai creatori dei siti adottare espedienti tecnici che permettano di limitare l'accesso diretto alle pagine interne.
Secondo i giudici, poi, anche senza la presenza di un link, l'internauta può direttamente accedere ad una pagina interna accessibile pubblicamente sulla rete, se ne conosce la URL. Il link rappresenta solo una semplificazione tecnica.
La Corte ha anche respinto le argomentazioni dell'attore, basate sulle norme relative alla tutela della concorrenza, in considerazione del fatto che Paperboy costituisce semplicemente un mezzo per accedere ad una molteplicità di fonti d'informazione, accessibili al pubblico sui siti del gruppo Handlesblatt. Inoltre, l'origine degli articoli e i relativi dati identificativi non sono in alcun modo nascosti o assenti.
Infine, la Corte ha affermato che l'attività dei motori di ricerca e l'impiego dei link ipertestuali deve essere accettato per principio, se questi ultimi facilitano unicamente l'accesso ad informazioni accessibili al pubblico.
Questa decisione ribalta un'altra recente pronuncia, resa dalla Corte regionale di Monaco, secondo la quale la realizzazione di deep-link, da parte di un motore di ricerca specializzato, viola il diritto d'autore sulle banche dati.
Macromedia, disponibile il pacchetto MX 2004
di Giacomo Dotta
Disponibile al pubblico la nuova versione MX 2004 dei prodotti Macromedia: Flash , Dreamweaver, Fireworks, ColdFusion ed infine il pacchetto all-inclusive Studio MX 2004. Pronte anche le trial dei prodotti
Studio MX 2004, Flash MX 2004, Fireworks MX 2004 e Dreamweaver MX 2004, con Studio e Flash anche in versione Professional: ecco la nuova famiglia Macromedia MX 2004, finalmente disponibile al grande pubblico dopo l'annuncio delle settimane scorse.
Macromedia ha anche rilasciato le versione Trial in prova per 30 giorni dei nuovi prodotti, compreso il nuovo di zecca Flash MX Professional 2004.
Per quanto riguarda Flash le novità sono soprattutto a livello di interfaccia: conservata la classica timeline, l'interazione con l'utente sarà possibile nella versione Pro anche tramite una strumentazione "forms-based" dalle caratteristiche simili al Visual Basic Microsoft. Inoltre è in studio la versione "Royale" di Flash, la cui interfaccia "text-based" si presterà ad un approccio diverso con l'oggetto. Rinnovato inoltre il player, giunto ora alla versione 7 e migliorato soprattutto dal punto di vista delle prestazioni.
Per quanto concernente Dreamweaver le novità sono sicuramente migliorative ma non radicali. Esteso il ventaglio delle possibilità di programmazione in tema CSS, migliorato in validatore interno in orientamento cross-browsing, incrementata la sicurezza dell'FTP.
Per quanto riguarda i prezzi suggeriti da Macromedia, per Flash si va dai 499$ della versione completa ai 199$ dell'aggiornamento, con valori lievitati rispettivamente di 200$ e 100$ circa per la versione professional. Il pacchetto Studio MX (comprensivo di Flash, Dreamweaver, Fireworks ed in aggiunta Freehand) è valutato 899$ nella versione completa e 399$ per l'upgrade. Costi maggiorati di 100$ per la versione Pro.
La RIAA cita in giudizio 261 utenti
di Francesco Caccavella
261 richieste di processo, è la prima ondata di utenti scoperti dalle major della musica a scambiarsi file online. È la più grande battaglia contro la musica pirata
Dalle minacce alle aule di tribunale. In una manciata di mesi l'Associazione degli industriali della musica americana (RIAA) è riuscita a portare in tribunale 261 utenti internet accusati di scambiarsi grosse quantità di file protetti da copyright. È la più grossa operazione contro il peer to peer condotta da sempre.
Le cause sono state intentate in molte città degli Stati Uniti e promettono di essere solo il primo passaggio di una guerra a tutto campo. Nel database della RIAA ci sarebbero migliaia di IP tracciati e 1,500 ingiunzioni sono state inviate ai Provider per dare ad ognuno di questi IP un volto.
Negli Stati Uniti è prevista una sanzione minima di 150 mila dollari per ogni file protetto da copyright scambiato, tuttavia nei procedimenti già giunti a giudizio sono state patteggiate pene fra i 12 mila e i 17 mila dollari.
Per identificare gli utenti che scambiano file su reti Peer to Peer, la RIAA utilizza strumenti automatici che rilevano il numero di file scambiati dall'utente, li confrontano attraverso il loro 'hash' (una sorta di firma unica per ogni file) per verificare se si tratta effettivamente di file musicali protetti, successivamente traccia l'IP dell'utente e invia l'ingiunzione al Provider che non può far altro che fornire nome e cognome del 'pirata'.
Negli stessi giorni in cui venivano concluse gli atti per queste prime cause, la RIAA ha anche pubblicizzato un sistema di patteggiamento privato: per venire esentati da procedimenti giudiziari basta fornire all'associazione il proprio nome e cognome, dichiarare di aver cancellato tutti i file protetti e impegnarsi a non scambiare più file protetti su Internet.
Nasce la versione italiana di Google News
di Giacomo Dotta
Disponibile dal 9 settembre, il servizio recupererà notizie aggiornate da 250 fonti di lingua italiana e le renderà disponibili all'indirizzo
news.google.it. Una novità importante che cade esattamente due giorni dopo il 5° compleanno del motore di ricerca
La notizia è una novità attesa quanto improvvisa: la nascita del servizio di Google News in italiano.
Sul sito per ora nulla è riscontrabile e nessun avviso è stato reso noto. Tuttavia, come riportato dall'Ansa, il servizio «sarà online da domani».
Al momento, in verità, il servizio di news è già ottemperato in Google nella ricerca classica. Cercando una parola legata a qualsiasi fatto di cronaca quotidiana (p.es. "Berlusconi") è possibile trovare notizie in italiano continuamente aggiornate. Il servizio Google News altro non sarebbe se non un interfacciamento a questa modalità di ricerca (attiva ormai da Maggio).
In occasione del quinto compleanno di Google (il motore nacque il 7 settembre 1998) arriva dunque per gli utenti italiani un bel regalo. Dopo la nascita delle Google News per Australia, Canada, Francia, Germania, India, Nuova Zelanda, Inghilterra e Stati Uniti, il servizio italiano era ormai nell'aria. 250 fonti, raccolte tra madre patria, Canada, Svizzera e Lussemburgo, nutriranno il servizio, che in totale può contare su circa 4.500 fonti da tutto il mondo.
Neroma, virus dell'11 Settembre
di Giacomo Dotta
Basso contagio, bassa pericolosità, semplice rimozione. Il primo worm imperniato sull'11 Settembre non fa paura e colpisce solo utenti Windows non dotati di patch di sicurezza. Neroma non fa paura, ma potrebbe essere solo il primo di una numerosa serie.
È stato denominato Neroma e per tecnici e software antivirus sarà W32.Neroma.B@mm. Solite caratteristiche di autoinvio e danneggiamento del sistema, basso livello di contagio, non si autoesegue. A prima vista, insomma, sembrerebbe tendenzialmente un virus di serie B facilmente evitabile.
La sua caratteristica, però, è il fatto che sia il primo virus (di una serie prevista con ampio margine di anticipo) facente perno su una data in grado di solleticare non poco la sensibilità dell'utente vittima: 11 Settembre). La mail inviata, infatti, contiene in allegato il worm camuffato da fotografia (119.gif secondo le segnalazioni Symantech). Il soggetto si presenta come "Time to 911!", riporta nel messaggio un innocente "Hi, Nice butt!" e la mail assume tutto l'aspetto di una retorica mail commemorativa.
Una volta realizzato il contagio, il worm elimina file di sistema a scadenza predefinita: ogni 4 giorni. Scritto in Visual Basic, il worm risulta semplice da prevenire e da rimuovere e le vittime possibili sono solo gli utenti di Windows ancora sprovvisti delle ultime patch rilasciate. Per ora, dunque, questo nuovo 11 Settembre non fa particolarmente paura. Nel frattempo, comunque, Sophos segnala come la versione di Ottobre del suo antivirus (3.74) sarà dotata di Ide in grado di rivelare sia Neroma-A che Neroma-B
Vedi anche Speciale Virus e
Sicurezza Informatica
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