La prostituzione virtuale
Emergono nuove forme di prostituzione che utilizzano la tecnologia
informatica e Internet come canale di accesso. Non esiste una definizione
univoca di prostituzione virtuale: in questo concetto vengono
accomunati fenomeni diversi come la pornografia, la pedo-pornografia e i
nuovi fenomeni di sesso virtuale.
Si può definire la prostituzione virtuale come la vendita di prestazioni
erotiche e sessuali tramite web cam, il cui pagamento avviene tramite carte
prepagate.
In pratica, giovani e belle ragazze si guadagnano da vivere facendo quello
che va loro di fare (o quello che gli viene richiesto di fare) davanti ad
una webcam, e chi vuole vedere paga il biglietto.
Si può ancora parlare di prostituzione? Sì, perchè ricordiamo che si intende
per prostituzione il «commercio di prestazioni di natura sessuale,
caratterizzato dall'elemento retributivo», per il quale non è determinante
il contatto fisico tra le parti.
La difficoltà nella definizione del fenomeno nasce dalla mancanza di
procedimenti penali specifici che abbiano come oggetto queste forme di
prestazione sessuale a pagamento. L'attività più diffusa infatti, è quella
della pubblicizzazione di prestazioni erotiche e sessuali su Internet, ma
essendo lecita la pubblicità e legale la prostituzione volontaria,
non è possibile procedere penalmente.
Tuttavia la Polizia postale monitorizza il fenomeno e le sue nuove forme,
così ad esempio si sono fatte indagini relative a siti in cui venivano
pubblicizzate attività erotiche e sessuali, collegati a luoghi fisici,
come saune e centri benessere, dove la prostituzione veniva esercitata da
donne sfruttate.
E' il caso di un sito collegato a un centro massaggi di Bologna chiuso a
seguito di indagini condotte dalla Polizia Postale in collaborazione con la
Squadra Mobile.
Le difficoltà nel monitoraggio di questi siti sono molto elevate soprattutto
riguardo l'identificazione del luogo fisico in cui è collocato il server e i
luoghi fisici in cui avviene lo sfruttamento della prostituzione. Spesso la
prostituzione virtuale viene esercitata in Italia da appartamenti o nel loro
paese di origine come cam-stripper dove è legale (San Pietroburgo).
La connessione ai siti che pubblicizzano prostitute o che permettono
l'utilizzo della web-cam avviene soprattutto da abitazioni private, ma anche
dai luoghi di lavoro: sono numerose le denunce da parte di aziende nei
confronti di impiegati collegati a siti attraverso numeri a pagamento in
orario di lavoro.
La conoscenza di questi siti avviene attraverso riviste specializzate, link
da altri siti e chat dedicate. Ma è sufficiente digitare escort,
accompagnatrici, etc su un qualsiasi motore di ricerca, e inserire dopo il
nome della città per trovare migliaia di siti di annunci che offrono di
tutto.
Su questi siti non si fa mai menzione delle tariffe per ovvi motivi di
copertura, ma sembra che circa il 70% delle donne proposte sul Web siano
dell'Europa dell'Est, dove pare che Internet abbia molta diffusione.
Ad inizio dicembre 2005 la Polizia di Stato ha eseguito 38 perquisizioni a
carico di sei indagati per favoreggiamento e sfruttamento della
prostituzione e di 32 intrattenitrici che operavano su un sito Internet che
offriva servizi di intrattenimento erotico attraverso collegamenti a
numerazioni a valore aggiunto 899 e satellitare 0088.
Attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche la Polizia Postale ha
documentato attività sessuali, su richiesta ed anche in coppia, in cui si
esibivano a mezzo di web cam circa 70 ragazze, tra cui anche una minorenne.
Le esibizioni richieste venivano fornite dopo il pagamento anonimo Paypal.
Gli utenti registrati al sito erano 4239, ed il guadagno medio giornaliero
riconosciuto alla singola ragazza di 80 Euro. Il guadagno medio giornaliero
generato dalla singola ragazza era di 120 Euro, mentre l'incasso medio
giornaliero della società era di ben 8.250 Euro.
In un'altra analoga indagine avvenuta, sempre in Italia, nel gennaio 2004,
le prostitute online minorenni erano 4, mentre le altre avevano tutte un'età
intorno ai 30 anni, alcune con famiglia. I mariti? «Sapevano tutto, in fondo
si trattava di sesso solo virtuale».
Da http://www.relazionivirtuali.org