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Speciale Decreto Urbani
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aggiornamento: 19 Maggio 2004
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Decreto
Urbani: è legge
Approvato
il decreto, ma per consentire le modifiche
necessarie. Questa la decisione dei nostri
parlamentari ieri al Senato. I Verdi organizzano una manifestazione nazionale a Roma, il giorno della discussione al Senato del provvedimento. [ZEUS News - 11-05-2004] I Verdi, su iniziativa del senatore Fiorello Cortiana, promuovono in occasione della discussione al Senato del D. L. Urbani sulla pirateria on line, dove potrebbe essere approvato in via definitiva, una manifestazione nazionale davanti alla sede del Senato di Palazzo Madama a Roma, il 18 maggio, con inizio alle 9.30. Per preparare e rafforzare questa manifestazione sono previste iniziative di mobilitazione in tutte le città italiane sabato 15 maggio. Il D.L Urbani come è noto prevede una criminalizzazione degli utenti che condividono software, film e musica che rischiano sanzioni da 6 mesi a 3 anni di reclusione e una multa fino a 15.943 Euro. Praticamente il file-sharing di musica e film e il maltrattamento di fanciulli verrebbero equiparati e puniti allo stesso modo. Si rischia anche di dover sottostare alla SIAE, che
apporrebbe un suo bollino, per tutto quello che
circola in rete; il D.L. Urbani prevede tasse che
portano a un notevole incremento dei costi per
l'acquisto di hardware: per esempio fino a 40 Euro in
più per un hard disk da 120 GB.
Il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana
ha presentato ieri al Senato della Repubblica
oltre 750 emendamenti al decreto
legge Urbani. Gli emendamenti, molti dei
quali formulati grazie a una consultazione
online sul sito del senatore, sono stati
presentati nella giornata in cui il Decreto ha
intrapreso l'ultima tappa della sua infelice
conversione in legge. La Free Software Foundation Europe chiede che dal decreto Urbani si stralcino gli obblighi che rischiano di limitare lo sviluppo del software libero. [ZEUS News - http://www.zeusnews.it/, 06-05-2004] La Free Software Foundation Europe getta l'allarme su rischi che il Decreto Urbani, appena approvato dalla Camera dei Deputati, contiene per lo sviluppo del software libero in Italia. Secondo questo movimento che si batte a livello europeo per promuovere e sviluppare il Free Software il comma 1 dell'art. 1 del Decreto Urbani introduce una specie di "bollino blu" per le opere di ingegno distribuite via Internet, tra cui il software, che può diventare un impedimento pegli sviluppatori del software libero che non vogliono limitare la circolazione del loro lavoro ma che, per scelta, la incentivano. Non si capisce perché la Siae debba essere tirata in ballo anche per tutelare chi non ne chiede e non ne vuole la tutela. La FSF Europe chiede quindi che l'articolo in
questione venga o stralciato, per permettere una più
serena discussione con i tempi necessari o modificato,
escludendo quelle opere dell'ingegno, tra cui il
software libero, il cui legittimo autore abbia
esplicitamente autorizzato la copia e la libera
distribuzione al pubblico.
La
Camera approva il Decreto Urbani
La conversione del contestato Decreto
legge Urbani passa alla Camera dei deputati con
221 voti favorevoli, 12 contrari e 175 astenuti.
Il Governo incassa il risultato, l'opposizione
si astiene, solo i Verdi e Rifondazione votano
contro. Durante la seduta è caduto il comma 7
dell'articolo 1 che prevedeva la comunicazione
dei provider al Ministero dell'interno delle
violazioni sui propri server. Martedì 16 Marzo 2004
Unico fine del decreto legge è quello di dettare una linea, di lanciare un segnale. Che suona più o meno così: la linea del governo su chi condivide file, sul complesso e delicato mondo del diritto d'autore nell'era digitale, è quella dei produttori cinematografici, dell'AGIS e delle decine di sigle che in Italia tentano di preservare, a volte oltre il legittimo interesse del bene comune, i diritti di chi fabbrica, produce e vende a larga scala film e documenti cinematografici. Ai cittadini, e sono moltissimi, che scaricano anche solo mezzo film, multa da 1500 euro, e la pace sia con loro. Il decreto legge Urbani nasce già da premesse sbagliate. Da tempo il ministero dei Beni Culturali è indaffarato nell'approvare il nuovo ordinamento d'intervento pubblico in materia di finanziamenti al settore cinematografico. In ballo dal 2003, è la sopravvivenza stessa del cinema italiano. Il decreto legge sul peer to peer dello scorso 12 marzo 2004 deve essere contestualizzato all'interno di questo intervento generale, ed è per questo motivo che non cita chi scarica opere musicali o opere letterarie o teatrali o addirittura i software, dettaglio che ha provocato la comprensibile rimostranza delle associazioni dei produttori musicali. Siamo tutti portati a pensare che Internet c'entri pochino con tutto questo, che il decreto sia una decisione estemporanea, nata come un dazio da pagare alle lobby della cinematografia, un complemento delle norme ben più complesse riguardanti l'intero mercato dello spettacolo. Una legge di complemento, piccola piccola appunto, che però segna una strada e traccia un segno, il primo solco del legislatore in tema di condivisione di file. È un decreto piccolo piccolo anche perché non prevede un'inasprimento delle pene, ma sottolinea a doppio segno che anche chi scarica software attraverso la rete Internet deve tenere gli occhi aperti. Come se non si sapesse: la legislazione italiana sul diritto d'autore prevedeva già pene o ammende per coloro che detenevano o distribuivano opere protette dal diritto d'autore. Con le leggi esistenti chiunque scarichi film o album musicali protetti senza possederne l'originale può subire pene variabili con il variare della finalità dell'azione (a scopo di lucro, per uso personale ecc.). Il Decreto si giustifica solo se lo consideriamo un avvertimento o un monito. È un avvertimento rassicurante per l'industria cinematografica, uscita con qualche taglio dal riordino dei finanziamenti al settore cinematografico: il Governo sa quanto è grave il problema del file sharing, sa che danno può portare alle major della musica e del cinema. È un monito a chi scarica file: il Governo li tiene d'occhio e da oggi non si deve scherzare più. Il Decreto non fissa regole rivoluzionarie
per chi scarica file, non stravolge l'impianto
delle vecchie norme, non getta luce sulle novità
emerse con lo sviluppo della telematica.
Qualcuno ha notato che più che questa legge è
una sorta di Pubblicità Progresso, una
legge che è quasi un comunicato stampa, una
comunicazione agli interessati. Purtroppo da un
Governo di uno stato avanzato come il nostro ci
si aspetterebbero prese di posizioni più ampie,
una riflessione lungimirante sul mondo digitale
e non comunicati stampa. P2P italiano in subbuglio per la bozza Urbani di Giacomo Dotta 09/03/2004
Mentre in Europa è al vaglio una
direttiva che senza timore si può definire la
DMCA europea (la cui conseguenza sarebbe un
adeguamento della legislazione dei singoli stati
dell'Unione entro 2 anni dall'approvazione), in
Italia fa discutere la bozza approntata dal
Ministro dei Beni e delle Attività Culturali
Giuliano Urbani per la prima legge nostrana
in materia P2P: «Misure di contrasto alla
diffusione telematica abusiva di opere
cinematografiche e assimilate».
Inutile sottolineare come immediate si siano
sollevate le polemiche sul testo proposto in
Senato. Già inizialmente la proposta era
all'ordine del giorno per il 5 Marzo, ma le
feroci contestazioni scoppiate dagli ISP hanno
fatto slittare la discussione con grande scontro
del Ministro.
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~ComputerMania v.5.6~ -Il mondo dell'informatica - By Roberto Ponzù Donato