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Speciale Decreto Urbani

Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2004
 


Il testo del decreto legge

Decreto Urbani: è legge
Vnunet.it | 19-05-2004

Approvato il decreto, ma per consentire le modifiche necessarie. Questa la decisione dei nostri parlamentari ieri al Senato.

E’ una soluzione molto all’italiana, verrebbe da dire. Comunque sta di fatto che il decreto Urbani è diventato legge a tutti gli effetti e dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dovrà essere applicato. L’escamotage trovato dai nostri politici consiste nell’approvare il decreto per consentire in breve tempo la presentazione di una nuova proposta che corregga gli errori inseriti in questa.

Il decreto, infatti, seppur introducendo anche soluzioni giuste, come il finanziamento pubblico per il cinema e lo sport, prevede sanzioni pesanti e galera per chi scarica da Internet file musicali anche per uso personale; e introduce una tassa su masterizzatori e software di masterizzazione.

Provvedimenti che tutti gli esperti, esclusi i rappresentanti delle case discografiche, hanno ritenuto sbagliate.Il decreto quindi è passato, ma i malumori serpeggiavano da più parti ieri al Senato, anche se solo la sinistra più intransigente (Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e partito Di Pietro) ha votato contro; mentre il Centosinistra si è astenuto e la maggioranza ha votato a favore.

In pratica, i parlamentari, lo stesso Urbani d’accordo, si sono impegnati a preparare una nuova legge che apporti le necessarie modifiche. Tra queste togliere la tassa sulla masterizzazione e l’obbligo del bollino su tutti i materiali soggetti a diritto d’autore. 
L’impegno preso dal Governo è di avviare l’iter della nuova legge entro un paio di settimane.

D’altra parte non c’era ormai molto da fare, nonostante le manifestazioni organizzate fuori da Palazzo Madama e i 750 emendamenti presentati dal Verde Fiorello Cortiana, costretto a ritirarli, a causa del contingentamento dei tempi che avrebbe neutralizzato gli sforzi.


Quanto messo all’ordine del giorno, non obbliga nessuno a mantenere la parola, ma visto le molte perplessità emerse, che lo stesso Urbani in qualche modo ha ritenuto giustificate, e l’impegno preso da tutti i capigruppo, si può ottimisticamente sperare che il Governo possa porre a breve rimedio. I Verdi e tutti gli altri partiti che si sono opposti, non hanno comunque intenzione di abbassare le “armi”.

Manifestazione contro il decreto Urbani
Fonte: http://www.zeusnews.it/

I Verdi organizzano una manifestazione nazionale a Roma, il giorno della discussione al Senato del provvedimento.

[ZEUS News - 11-05-2004]

I Verdi, su iniziativa del senatore Fiorello Cortiana, promuovono in occasione della discussione al Senato del D. L. Urbani sulla pirateria on line, dove potrebbe essere approvato in via definitiva, una manifestazione nazionale davanti alla sede del Senato di Palazzo Madama a Roma, il 18 maggio, con inizio alle 9.30.

Per preparare e rafforzare questa manifestazione sono previste iniziative di mobilitazione in tutte le città italiane sabato 15 maggio.

Il D.L Urbani come è noto prevede una criminalizzazione degli utenti che condividono software, film e musica che rischiano sanzioni da 6 mesi a 3 anni di reclusione e una multa fino a 15.943 Euro. Praticamente il file-sharing di musica e film e il maltrattamento di fanciulli verrebbero equiparati e puniti allo stesso modo.

Si rischia anche di dover sottostare alla SIAE, che apporrebbe un suo bollino, per tutto quello che circola in rete; il D.L. Urbani prevede tasse che portano a un notevole incremento dei costi per l'acquisto di hardware: per esempio fino a 40 Euro in più per un hard disk da 120 GB.

Pier Luigi Tolardo

750 emendamenti per affossare il DL Urbani
di Francesco Caccavella

07/05/2004

Si prepara l'ostruzionismo al Senato contro il Decreto Legge Urbani. Il senatore verde Cortiana ha presentato 750 emendamenti e tutti si dicono favorevoli a modificare le norme sul file sharing. La Carlucci si dice rammaricata della norma sul "profitto".

Il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana ha presentato ieri al Senato della Repubblica oltre 750 emendamenti al decreto legge Urbani. Gli emendamenti, molti dei quali formulati grazie a una consultazione online sul sito del senatore, sono stati presentati nella giornata in cui il Decreto ha intrapreso l'ultima tappa della sua infelice conversione in legge.

Il decreto tornerà in aula il 18 maggio ed avrà vita difficile. Se tutti gli emendamenti saranno discussi, il Senato sarà costretto ad un tour de force per arrivare alla scadenza del 22 maggio, giorno in cui il decreto legge, se non approvato, scadrà per decorrenza dei termini e cadrà nel dimenticatoio. La maggioranza è compatta, l'opposizione, a parte il gruppo dei Verdi, ha già espresso in commissione il proprio voto di astensione sull'intero testo. L'ostruzionismo del senatore Cortiana potrebbe non bastare.

La discussione nata su pressione delle protesta online ha già ottenuto i primi risultati. Nelle giornate scorse si sono succedute dichiarazioni sul decreto, con prese di distanza dall'emendamento che ha sostituito il "fine di lucro" con il "profitto", che sanziona di fatto il file sharing con pene sino a sei anni di reclusione. Alla trasmissione Radio 24 di ieri, la deputata Gabriella Carlucci, relatrice del decreto alla Camera, ha espresso «rammarico» per l'introduzione dell'«incriminato emendamento sul profitto».

Nella stessa discussione in Commissione dello scorso 5 maggio, il senatore Fiorello Cortiana ha presentato un ordine del giorno che, se approvato in Senato, impegnerà il Governo ad attivarsi per la corretta interpretazione della dizione "per trarne profitto", escludendo dalla materia penale «l'uso e lo scambio per fini personali di opere dell'ingegno».

C'è scetticismo sulla possibilità di una decadenza del decreto. A parte il vituperato primo articolo che riguarda la condivisione di file, il resto del decreto contiene norme di finanziamento all'industria cinematografica difficilmente prorogabili. Più probabile che il Governo operi dopo l'approvazione interventi correttivi o una più vasta azione che ridisegni la legge sul diritto d'autore il cui impianto, rattoppato da più interventi legislativi, risale al 1941.

Un'ultima possibilità è lo stralcio del primo articolo dall'impianto del decreto, così facendo cadrebbero le norme contro il file sharing, quelle sulla tassazione dei supporti digitali e quelle sul bollino SIAE mentre rimarrebbe intatto l'impianto dei fondi per lo sviluppo dell'attività cinematografica.

Fonte: http://webnews.html.it/


Il decreto Urbani è contro il software libero

La Free Software Foundation Europe chiede che dal decreto Urbani si stralcino gli obblighi che rischiano di limitare lo sviluppo del software libero.

[ZEUS News - http://www.zeusnews.it/, 06-05-2004]

La Free Software Foundation Europe getta l'allarme su rischi che il Decreto Urbani, appena approvato dalla Camera dei Deputati, contiene per lo sviluppo del software libero in Italia.

Secondo questo movimento che si batte a livello europeo per promuovere e sviluppare il Free Software il comma 1 dell'art. 1 del Decreto Urbani introduce una specie di "bollino blu" per le opere di ingegno distribuite via Internet, tra cui il software, che può diventare un impedimento pegli sviluppatori del software libero che non vogliono limitare la circolazione del loro lavoro ma che, per scelta, la incentivano. Non si capisce perché la Siae debba essere tirata in ballo anche per tutelare chi non ne chiede e non ne vuole la tutela.

La FSF Europe chiede quindi che l'articolo in questione venga o stralciato, per permettere una più serena discussione con i tempi necessari o modificato, escludendo quelle opere dell'ingegno, tra cui il software libero, il cui legittimo autore abbia esplicitamente autorizzato la copia e la libera distribuzione al pubblico.

Pier Luigi Tolardo

La Camera approva il Decreto Urbani
di Francesco Caccavella

22/04/2004

La Camera approva il decreto Urbani. Salvi i provider, introdotta una tassa sui masterizzatori, sui software e sugli hard disk. Estesa la fattispecie di reato all'uso delle reti telematiche. Cade il "fine di lucro".

La conversione del contestato Decreto legge Urbani passa alla Camera dei deputati con 221 voti favorevoli, 12 contrari e 175 astenuti. Il Governo incassa il risultato, l'opposizione si astiene, solo i Verdi e Rifondazione votano contro. Durante la seduta è caduto il comma 7 dell'articolo 1 che prevedeva la comunicazione dei provider al Ministero dell'interno delle violazioni sui propri server.

Il decreto passato a Montecitorio avrà con ogni probabilità vita facile in Senato e sarà dunque il testo definitivo. Le nuove norme rinnovano in maniera profonda il decreto legge originario. Gli stessi relatori delle nuove norme hanno parlato di «imprecisione nell'articolazione del testo» proposto da Urbani.

Il decreto è un pot-purri di articoli che va dalla legislazione sul diritto d'autore sino allo stanziamento di 550 mila euro per le attività celebrative inerenti il cinquantenario della conquista del K2. L'articolo che interessa i navigatori Internet è solo il primo e serve più che altro ad armonizzare la legislazione esistente sul diritto d'autore con le nuove tecnologie.

Per gli uploaders. Per chi mette a disposizione file musicali o cinematografici da scaricare il decreto agisce sull'articolo 171-ter della legge 633 ed estende i casi di violazione del diritto d'autore ai "sistemi di reti telematiche". In più sostituisce la dicitura "per fini di lucro" con quella più generica "per trarne profitto". Quest'ultima è la vera novità del decreto che potrà allargare le pesanti pene (sino a tre anni di reclusione e trenta milioni di lire di multa) anche a chi non trae un tangibile profitto economico dalla distribuzione di materiale protetto sulle reti Peer to Peer.

Per chi scarica. L'articolo non modifica lo status di chi "utilizza" le opere distribuite da altri. Per questa tipologia di reato permangono le norme già previste dalla legge 633 del 1941 (e successive modifiche) che indicano, all'articolo 174-ter, una sanzione di 154 euro per chi abusivamente «utilizza [...] supporti audiovisivi, fonografici, informatici».

Per i provider. Fortuna per i provider. Un emendamento presentato da Folena (DS) e Bulgarelli (Verdi) è passato quasi a sorpresa contro il parere contrario del governo ed ha eliminato il comma 7 del decreto, quello che prevedeva l'attività investigativa da parte dei "fornitori di servizio". Si abbassano anche le pene per i provider che, su richiesta dell'autorità giudiziaria, rifiutano di fornire i dati. La sanzione passa da un massimo di 250 mila euro ad un massimo di 50 mila euro.

Per tutti. Il decreto introduce una gabella su ogni supporto di memorizzazione digitale di 0,36 euro per GByte, mentre per i masterizzatori e i software di masterizzazione il sovrapprezzo sarà del 3 per cento sul prezzo di listino. I soldi raccolti andranno, attraverso la SIAE, agli autori di opere d'ingegno.

La legge emendata alla Camera dovrà passare anche l'esame del Senato. Tuttavia per Ferdinando Adornato (FI) il passaggio al Senato potrebbe addirittura essere ininfluente.

Fonte: http://webnews.html.it/


Decreto Urbani: una legge piccola piccola
di Francesco Caccavella

Martedì 16 Marzo 2004

Il decreto Urbani sui sistemi peer to peer non stravolge la legislazione esistente ma rappresenta un monito a chi scarica file e un primo esempio di come in Italia viene gestita la telematica


Tanto rumore per pochino. Dai tuoni del governo è piovuta una gocciolina, piccola piccola, minuscola come solo nel nostro paese si riesce a fare. Il decreto legge approvato dal Governo lo scorso venerdì (decreto-legge recante interventi urgenti in materia di beni ed attività culturali [PDF]) introduce per la prima volta nella nostra legislazione concetti quali "file sharing" e "peer to peer" e lo fa in modo brutale e grossolano, come solo nel nostro paese si sa fare.

Unico fine del decreto legge è quello di dettare una linea, di lanciare un segnale. Che suona più o meno così: la linea del governo su chi condivide file, sul complesso e delicato mondo del diritto d'autore nell'era digitale, è quella dei produttori cinematografici, dell'AGIS e delle decine di sigle che in Italia tentano di preservare, a volte oltre il legittimo interesse del bene comune, i diritti di chi fabbrica, produce e vende a larga scala film e documenti cinematografici. Ai cittadini, e sono moltissimi, che scaricano anche solo mezzo film, multa da 1500 euro, e la pace sia con loro.

Il decreto legge Urbani nasce già da premesse sbagliate. Da tempo il ministero dei Beni Culturali è indaffarato nell'approvare il nuovo ordinamento d'intervento pubblico in materia di finanziamenti al settore cinematografico. In ballo dal 2003, è la sopravvivenza stessa del cinema italiano. Il decreto legge sul peer to peer dello scorso 12 marzo 2004 deve essere contestualizzato all'interno di questo intervento generale, ed è per questo motivo che non cita chi scarica opere musicali o opere letterarie o teatrali o addirittura i software, dettaglio che ha provocato la comprensibile rimostranza delle associazioni dei produttori musicali.

Siamo tutti portati a pensare che Internet c'entri pochino con tutto questo, che il decreto sia una decisione estemporanea, nata come un dazio da pagare alle lobby della cinematografia, un complemento delle norme ben più complesse riguardanti l'intero mercato dello spettacolo. Una legge di complemento, piccola piccola appunto, che però segna una strada e traccia un segno, il primo solco del legislatore in tema di condivisione di file.

È un decreto piccolo piccolo anche perché non prevede un'inasprimento delle pene, ma sottolinea a doppio segno che anche chi scarica software attraverso la rete Internet deve tenere gli occhi aperti. Come se non si sapesse: la legislazione italiana sul diritto d'autore prevedeva già pene o ammende per coloro che detenevano o distribuivano opere protette dal diritto d'autore. Con le leggi esistenti chiunque scarichi film o album musicali protetti senza possederne l'originale può subire pene variabili con il variare della finalità dell'azione (a scopo di lucro, per uso personale ecc.).

Il Decreto si giustifica solo se lo consideriamo un avvertimento o un monito. È un avvertimento rassicurante per l'industria cinematografica, uscita con qualche taglio dal riordino dei finanziamenti al settore cinematografico: il Governo sa quanto è grave il problema del file sharing, sa che danno può portare alle major della musica e del cinema. È un monito a chi scarica file: il Governo li tiene d'occhio e da oggi non si deve scherzare più.

Il Decreto non fissa regole rivoluzionarie per chi scarica file, non stravolge l'impianto delle vecchie norme, non getta luce sulle novità emerse con lo sviluppo della telematica. Qualcuno ha notato che più che questa legge è una sorta di Pubblicità Progresso, una legge che è quasi un comunicato stampa, una comunicazione agli interessati. Purtroppo da un Governo di uno stato avanzato come il nostro ci si aspetterebbero prese di posizioni più ampie, una riflessione lungimirante sul mondo digitale e non comunicati stampa.

Fonte: http://webnews.html.it/

P2P italiano in subbuglio per la bozza Urbani

di Giacomo Dotta

09/03/2004

Gira da giorni una bozza ufficiosa di un decreto anti-p2p presentata dal Ministro Urbani. Il testo contiene misure molto repressive salutate con favore dai produttori ma osteggiate ferocemente da utenti, associazioni e Provider

Mentre in Europa è al vaglio una direttiva che senza timore si può definire la DMCA europea (la cui conseguenza sarebbe un adeguamento della legislazione dei singoli stati dell'Unione entro 2 anni dall'approvazione), in Italia fa discutere la bozza approntata dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Giuliano Urbani per la prima legge nostrana in materia P2P: «Misure di contrasto alla diffusione telematica abusiva di opere cinematografiche e assimilate».

La bozza del testo, annunciata nei giorni scorsi e ora pubblicata nella sua interezza da Interlex, ha un sapore decisamente repressivo e le misure adottate denotano la seria intenzione degli organi governativi di usare il pugno di ferro nei confronti del file sharing.

Ecco i punti principali della legge:

  • Gli utenti utilizzanti reti peer-to-peer per lo scambio di file illegali sarà punito «con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 1500, nonché con la confisca degli strumenti e del materiale e con la pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale e su di un periodico specializzato nel settore dello spettacolo. La sanzione amministrativa è aumentata a euro 2000 se le violazioni di cui al presente comma sono commesse mediante l'uso di comunicazioni criptate o con modalità idonee ad occultarle»;

  • Chiunque promuova o incentivi la condivisione di file illegali verrà punito con una sanzione di 2000 euro e con tutte le sanzioni accessorie di cui al punto precedente;

  • Il monitoraggio dell'attività degli utenti è affidato ai fornitori di connettività i quali, in caso di mancato controllo, rischiano ammende dai 50.000 ai 250.000 euro.

Inutile sottolineare come immediate si siano sollevate le polemiche sul testo proposto in Senato. Già inizialmente la proposta era all'ordine del giorno per il 5 Marzo, ma le feroci contestazioni scoppiate dagli ISP hanno fatto slittare la discussione con grande scontro del Ministro.

Se i Service Provider non intendono ricoprire il ruolo di vigili dei propri utenti, da parte dell'utenza c'è il timore per un effetto "Grande Fratello" derivante dall'accumulo di informazioni personali conservate negli archivi degli ISP costretti a prolungare il tempo di latenza dei dati di navigazione prima della cancellazione.

Sul versante opposto si felicitano per il provvedimento i produttori, le case discografiche e quanti vedono nel P2P il grande nemico del mercato dei contenuti artistici.

Fonte:
http://webnews.html.it/

 

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~ComputerMania v.5.6~ -Il mondo dell'informatica - By Roberto Ponzù Donato