Nelle ultime settimane si sta diffondendo in Italia una pericolosa e sofisticata campagna di phishing che viaggia direttamente sulle chat di Facebook Messenger. Un utente riceve un messaggio da un account con un nome apparentemente istituzionale – come "Meta centro", "Meta Control" o "Meta IA" che minaccia l'immediata sospensione del profilo entro 12 ore se non si segue una procedura di verifica dell'account.
A corredo del messaggio viene inviato un allegato in formato pdf denominato "File di verifica.pdf" con il seguente contenuto:

In questo articolo approfondisco il caso a analizzo le tecniche utilizzate dai truffatori per cercare di rubare un account e per quale motivo lo fanno.
Una delle domande più frequenti quando si riceve un messaggio del genere è: "Perché proprio a me? È un attacco mirato?". Nella quasi totalità dei casi, la risposta è no, non si tratta di un attacco mirato alla singola persona, ma di un'operazione automatizzata su larga scala.
I cybercriminali utilizzano principalmente tre canali per agganciare le vittime.

La metamorfosi degli account violati (l'esca istituzionale)
Questo è il motore che permette alla truffa di diffondersi senza essere intercettata dai sistemi di sicurezza. I criminali informatici non usano i profili rubati per inviare messaggi a nome di amici o parenti. Al contrario, quando riescono a violare una pagina o un account (spesso profili aziendali o vecchi account inutilizzati), ne modificano radicalmente l'identità: sostituiscono il nome con diciture come "Meta Security Team", "Centro Assistenza" o simili, e impostano il logo ufficiale del brand come immagine del profilo.
A questo punto, utilizzano questo account camuffato per inviare le finte notifiche di violazione ad altri utenti. Poiché per l'algoritmo del social network quel profilo risulta reale, "anziano" e legittimo, i messaggi di phishing riescono a superare i filtri anti-spam automatici, arrivando direttamente nella posta della vittima con le sembianze di una comunicazione istituzionale impeccabile.
Ecco un esempio pratico:

Il truffatore non ha creato un account da zero per poi scrivere alla "vittima". Ha invece rubato il profilo di una persona reale che era già presente nella sua lista di amici.
Una volta preso il controllo dell'account, il criminale ha semplicemente cambiato il nome e l'immagine del profilo per farlo sembrare un sistema automatizzato di Meta, sapendo che Messenger avrebbe mostrato la chat come proveniente da un "contatto fidato" (o comunque già approvato), eludendo così i blocchi per i messaggi ricevuti dagli sconosciuti.

Database e data leak (i furti di dati del passato)
Negli anni, moltissimi siti web e social network hanno subito giganteschi furti di dati (data leak). All'interno di questi database, liberamente acquistabili nel dark web, sono presenti elenchi infiniti di numeri di telefono, nomi, cognomi e link diretti ai profili Facebook. I truffatori usano dei software (bot) che prendono questi elenchi e inviano massivamente migliaia di messaggi al minuto su Messenger, pescando nel mucchio.

Pagine pubbliche e commenti in evidenza
Se un utente è molto attivo su Facebook, gestisce pagine commerciali o commenta spesso post molto popolari, il suo profilo diventa visibile ai bot dei truffatori. Questi software scansionano le sezioni commenti delle pagine in voga e usano i profili degli utenti reali come bersaglio per l'invio della truffa.
Nel caso specifico, alla ricezione del file è stata eseguita una scansione su piattaforme di analisi avanzate (Hybrid Analysis, VirusTotal, VirusScan Jotti) e con la suite di sicurezza McAfee® Total Protection ed è risultato pulito.
Quando tutti questi sistemi restituiscono "0 minacce rilevate", si tende ad abbassare la guardia. Questo è il primo, fatale errore.
I moderni motori antivirus cercano codice eseguibile malevolo (malware, ransomware, Trojan) o script in grado di sfruttare vulnerabilità del sistema operativo o del lettore PDF (Exploit). Il documento PDF utilizzato in questa truffa, invece, è strutturalmente "sano": non contiene macro o codice infetto. Si tratta semplicemente di un file "statico" contenente testo, loghi contraffatti e un enorme pulsante ipertestuale che recita "Vai alla verifica".
Per l'antivirus si tratta di un documento legittimo. La vera minaccia non risiede nel file, ma nel collegamento web (URL) nascosto dietro quel pulsante.
Analisi del PDF
Quando si riceve un allegato sospetto, l'istinto direbbe di aprirlo con un comune lettore per vederne il contenuto. Tuttavia, è solo analizzando la struttura interna del file — ad esempio aprendolo con un semplice editor di testo come il Blocco Note — che emergono i dettagli cruciali e gli indizi microscopici che confermano al 100% la natura fraudolenta di una campagna di phishing.
Dalla struttura del codice che è stata esaminata, si può escludere la presenza di sistemi di tracciamento automatico come i comandi /OpenAction o script /JavaScript malevoli, "pixel spia" o script che si attivano da soli non appena apri il documento e che costringono il lettore PDF a connettersi a internet o a inviare dati a tua insaputa al momento del doppio clic.
Tuttavia, i truffatori hanno inserito due elementi di tracciamento "passivo" o condizionato:
1. L'ID numerico nell'URL (tracciamento sul clic)
Il link presente nel PDF è il seguente (ho censurato l'ID):
[https://www.supporst-protect-xxxxxxxxxxxx.site/Italy]
Quel numero seriale (xxxxxxxxxxxx) non è casuale. Viene spesso utilizzato come identificativo della campagna o del target. Se quel numero è associato a un determinato lotto di e-mail (o persino a un utente specifico), nel momento esatto in cui qualcuno clicca sul collegamento, i server dei truffatori registrano che "l'esca numero xxxxxxxxxxx ha funzionato". È un tracciamento preciso, ma che richiede necessariamente l'azione del clic per attivarsi.
In linea generale sono presenti quattro anomalie:
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Typosquatting (errore di battitura): la parola
supporst presenta una "s" di troppo rispetto al legittimo support. È un trucco per ingannare la lettura rapida dell'utente.
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Estensione economica: il dominio termina con
.site, un'estensione atipica per comunicazioni ufficiali, spesso acquistabile in blocco a prezzi contenuti e in totale anonimato. I domini ufficiali di Meta terminano tassativamente con
.com.
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Localizzazione dinamica: la sottocartella
/Italy indica che il server della truffa è configurato su scala globale ed è in grado di mostrare un'interfaccia nella lingua locale della vittima per massimizzare la credibilità.
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Codici numerici casuali: la stringa numerica serve a eludere i filtri automatici dei provider e a simulare un finto "ID pratica" istituzionale.
Metadati e strumenti di creazione
I metadati XML integrati nel documento forniscono informazioni preziose sulla provenienza e sulle modalità di sviluppo del file esca.
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Piattaforme di content design
I tag relativi al software di produzione mostrano spesso l'utilizzo di note piattaforme di progettazione grafica online (come Canva). I criminali informatici sfruttano questi strumenti legittimi per creare layout visivamente impeccabili, loghi perfetti e grafiche identiche a quelle ufficiali, così da ingannare facilmente l'occhio dell'utente.
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Profili di esportazione
All'interno del codice XML, nel campo dedicato al creatore del documento (dc:creator), rimangono tracciati i dati dell'account utilizzato per l'esportazione. Spesso si tratta di nomi associati a profili dell'Est Asiatico, riconducibili ad account violati o creati ad hoc sulle piattaforme di grafica per distribuire il materiale malevolo.
Un altro dettaglio fondamentale emerge dall'analisi della lingua predefinita del documento (/Lang) e dal titolo originario memorizzato nei tag dei metadati.
Spesso, nonostante il testo visibile a schermo sia interamente localizzato in italiano, i metadati rivelano che l'ambiente di sviluppo iniziale era impostato in inglese o, come in questo caso, che il titolo originale del file era scritto in una lingua dell'Est Europa (nello specifico, in lituano, con il significato di "File di verifica"). Questo fenomeno dimostra come le campagne di phishing siano operazioni su larga scala: lo stesso file esca viene riciclato, tradotto e adattato per diversi Paesi europei semplicemente modificando il livello grafico visibile, lasciando però intatta l'impalcatura tecnica sottostante.
Stringhe di tracciamento e stringhe di controllo
Infine, nei metadati compaiono stringhe di testo alfanumeriche associate a parole chiave specifiche (pdf:Keywords). Questi identificativi, che ricalcano i codici di tracciamento degli asset grafici o dei video, vengono impiegati dagli aggressori per monitorare l'andamento della campagna, permettendo loro di capire quale specifica variante del file o quale canale di distribuzione stia generando il maggior numero di clic da parte delle vittime.
Anatomia tecnica della truffa: dall'esca al furto dell'account
Analizzando da vicino la struttura del file e i dati di rete generati, l'attacco si sviluppa secondo uno schema geometrico.
Il PDF fa leva sulla paura e sull'urgenza temporale (leva psicologica). All'interno si legge:
"Il tuo account potrebbe essere molto popolare e necessitare di ulteriori misure di sicurezza [...] In caso contrario, rimarrà bloccato finché non avrai completato la procedura di verifica."
I truffatori sfruttano impropriamente il nome di Facebook Protect, un programma di sicurezza avanzato realmente esistente di proprietà di Meta. Il limite temporale stringente (12 o 24 ore) serve a indurre panico nella vittima, azzerando i tempi di riflessione ed escludendo la possibilità di consultare un esperto.
La cattura delle credenziali e l'aggiramento della 2FA
Cliccando sul link, l'utente viene reindirizzato a una pagina che replica fedelmente la schermata di accesso di Facebook. Nel momento in cui vengono inseriti indirizzo e-mail e password, le credenziali vengono trasmesse ai criminali informatici o inoltrate in tempo reale al sito autentico attraverso sofisticati sistemi di phishing.
Se sul profilo è attiva l'Autenticazione a due fattori (2FA), la pagina fraudolenta può richiedere anche il codice di verifica temporaneo. In alcuni casi, il sito falso agisce come intermediario tra la vittima e Facebook, inoltrando in tempo reale tutti i dati inseriti. In questo modo, anche il codice monouso viene utilizzato immediatamente per completare l'accesso all'account.
Una volta ottenuta una sessione autenticata, i truffatori possono modificare l'indirizzo e-mail associato al profilo, cambiare la password, alterare i metodi di recupero dell'account e, nei casi peggiori, impedire al legittimo proprietario di accedervi nuovamente.
Rubare l'account è in realtà solo il primo passo, il mezzo per raggiungere un fine economico ben preciso. Dietro a queste campagne c'è un'industria criminale altamente organizzata.
Oltre il furto dell'account: la minaccia del "Session Hijacking"
Le truffe più pericolose oggi non mirano a rubare la password tramite un classico modulo di login, ma utilizzano una tecnica avanzata chiamata Session Hijacking (furto di sessione).
Attraverso vulnerabilità del browser o script nascosti, il sito dei truffatori può attivare in background un codice invisibile. Questa operazione può avvenire nel silenzio più assoluto, anche se la pagina sembra vuota, bloccata o dà un errore di caricamento.
Questo sistema non ha bisogno di indovinare la vostra password o di intercettare il codice di autenticazione a due fattori (2FA): copia direttamente i cookie di sessione salvati nel vostro browser. Questi cookie sono i "passaporti digitali" che vi mantengono connessi a Facebook o al Business Manager senza chiedervi le credenziali a ogni click. Una volta rubati, ai truffatori basta clonarli sui loro dispositivi per entrare istantaneamente nel vostro profilo aziendale, bypassando ogni barriera di sicurezza.
Il rischio c'è anche sullo Smartphone?
Sì, ma con dinamiche diverse. Sui telefoni (Android e iOS) esiste il Sandboxing, una blindatura strutturale per cui ogni app vive isolata dalle altre: un malware nel browser non può infilarsi nella cartella dei cookie dell'app di Facebook.
I truffatori aggirano questo limite in due modi:
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Finti aggiornamenti
Il sito di atterraggio spinge a scaricare un'app malevola esterna agli store ufficiali (come i file .apk su Android) che, una volta installata con i permessi di accessibilità, cattura ogni dato sullo schermo.
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Browser interni alle App (in-app)
Se si clicca sul link e questo si apre dentro la chat di Messenger o Instagram, si naviga in un ambiente più vulnerabile rispetto a un browser esterno dedicato.
Come difendersi: accorgimenti pratici tra PC e Mobile
Per ridurre al minimo il rischio di Session Hijacking senza complicarsi troppo la vita, bastano pochi accorgimenti mirati, evitando strumenti troppo drastici che rischierebbero solo di bloccare la normale navigazione.
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La regola d'oro del Log-out (Universale)
È la difesa più efficace. I cookie rimangono attivi finché la sessione è aperta. Quando finite di gestire le vostre pagine aziendali o il Business Manager, non limitatevi a chiudere la scheda del browser: cliccate sempre esplicitamente su "Esci" (Log-out). Questo comando distrugge il cookie sul dispositivo e lo invalida sui server del social, rendendolo del tutto inutile se intercettato.
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Forzare i link all'esterno (Mobile)
Nelle impostazioni delle app social (come Facebook e Messenger), attivate l'opzione "Apri i link esternamente". In questo modo, qualsiasi collegamento cliccato non si aprirà nel browser integrato dell'applicazione (più vulnerabile), ma verrà reindirizzato sul browser sicuro e aggiornato del vostro smartphone.
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uBlock Origin (PC)
Un'estensione per browser leggera e consigliata, che blocca preventivamente i domini di phishing e l'esecuzione di script pubblicitari o dannosi all'apertura delle pagine, senza compromettere l'esperienza d'uso.
Attenzione alle soluzioni troppo aggressive: Online si trovano spesso guide che consigliano estensioni avanzate come NoScript (che disattiva radicalmente i codici JavaScript). Sebbene siano efficaci dal punto di vista della sicurezza, impediscono il corretto funzionamento dei siti normali (compresi i pannelli di gestione dei social), rendendo la navigazione quotidiana quasi impossibile per un utente non esperto. Meglio puntare su buon senso e strumenti bilanciati.
Ma cosa ci guadagnano concretamente i truffatori una volta che riescono a mettere le mani su un profilo?
Accesso ai budget pubblicitari
Questo è l'obiettivo principale quando i criminali colpiscono profili aziendali o account di professionisti. Se il Business Manager violato ha un metodo di pagamento collegato, come una carta di credito o un conto PayPal, i truffatori non hanno bisogno di violare direttamente i sistemi bancari della vittima.
Sfruttano infatti gli accordi di pagamento automatico (billing agreements) già attivi tra la piattaforma social e il circuito finanziario. Quando il proprietario ha configurato l'account, ha autorizzato la piattaforma a prelevare i fondi in modo automatico per coprire le spese pubblicitarie. Ai truffatori basta quindi avviare campagne pubblicitarie massive per promuovere le loro esche (come falsi investimenti o siti civetta): sarà il sistema pubblicitario stesso a scalare i fondi da PayPal o dalle carte collegate, drenando migliaia di euro in pochi minuti prima che scatti il blocco o che l'utente si accorga degli addebiti.
Il mercato nero degli account (Rivendita nel Dark Web)
Gli account rubati hanno un valore commerciale immediato e vengono catalogati in veri e propri "listini prezzi" nei forum del dark web:
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Account "anziani" (aged)
I profili creati molti anni fa sono i più preziosi, perché i sistemi di sicurezza dei social tendono a fidarsi di più di loro, permettendo di fare spam senza blocchi immediati.
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Pagine con follower
Pagine con migliaia di "Mi piace" vengono rivendute a soggetti terzi che desiderano visibilità immediata, modificando semplicemente il nome e il settore della pagina.
Estorsione e riscatto
Se l'account appartiene a un professionista, a un'attività locale o a un influencer che trae profitto dalla propria presenza online, i criminali applicano una specie di "ransomware umano". Cambiano tutte le mail di recupero e poi contattano il proprietario (spesso su canali esterni come Telegram) chiedendo il pagamento di un riscatto in criptovalute per riavere indietro le credenziali.
Raccolta dati per furto d'identità
Nelle chat private delle persone e delle aziende si trova di tutto: numeri di telefono personali, indirizzi di casa, codici fiscali o foto di documenti inviate in passato a clienti o familiari.
Questi dati vengono estratti tramite script automatizzati e inseriti in enormi database. Vengono poi rivenduti a reti di call center illegali o utilizzati per architettare truffe mirate ancora più pericolose, come il finto trading o il phishing bancario personalizzato.
Le regole d'oro per proteggersi
Per evitare di cadere in queste trappole, è fondamentale fissare alcune procedure standard di sicurezza.
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Meta non usa Messenger per la sicurezza
Nessun dipendente o sistema automatico di Meta vi contatterà mai tramite messaggi privati su Messenger o SMS per chiedervi di scaricare file o effettuare verifiche minacciando un blocco dell'account in caso contrario.
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Verificate i canali ufficiali
Le comunicazioni reali sulla sicurezza del vostro account appaiono esclusivamente nella sezione notifiche dell'app ufficiale o nel Centro gestione account.
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Controllate i domini
Prima di inserire la password, guardate sempre la barra degli indirizzi del browser. Se l'URL non inizia rigorosamente con
https://www.facebook.com
Cosa fare se si è ricevuta la minaccia o si è già cliccato
Se vi trovate nel mezzo di questo tentativo di frode, agite tempestivamente a seconda della situazione:
Se avete solo ricevuto il messaggio o il file
-Non aprite il link e non scaricate il PDF sul vostro dispositivo.
-Segnalate immediatamente l'account truffaldino su Messenger utilizzando la funzione ufficiale di blocco e report per "Truffa/Frode".
Se avete aperto il link e inserito i vostri dati
Se siete caduti nel tranello ma avete ancora accesso al vostro profilo, ogni secondo è prezioso:
Cambiate la password
Andate su Impostazioni e privacy > Impostazioni > Il tuo account/Centro gestione account:

Cliccate quindi su Password e sicurezza e modificate immediatamente la chiave d'accesso:

Dalla stessa sezione assicuratevi che l'autenticazione a due fattori sia attiva e che i metodi di ricezione (app di autenticazione come Google Authenticator o SMS) non siano stati alterati. Cliccate quindi su “Dispositivi da cui hai effettuato l'accesso”, verificate l'elenco e forzate il logout da qualsiasi sessione o dispositivo che non sia il vostro smartphone o PC abituale:

Se siete stati tagliati fuori dal vostro account
Se i truffatori hanno già cambiato la password e l'e-mail associata, l'unico canale ufficiale e sicuro per avviare la procedura di ripristino dell'identità digitale è raggiungere direttamente il portale di emergenza predisposto da Meta:
https://www.facebook.com/hacked

La sicurezza informatica non dipende solo dagli strumenti software che installiamo, ma soprattutto dal livello di attenzione che riponiamo nei confronti delle sollecitazioni esterne. Davanti a scadenze repentine e minacce di blocco, la migliore difesa resta sempre un sano scetticismo digitale.
L'esito del test sul campo
Per completezza di informazioni e per studiare da vicino la struttura di questa trappola, ho provato ad aprire l'indirizzo web presente nel falso avviso Meta utilizzando un ambiente di test isolato e protetto, supportato da una connessione VPN e dall'utilizzo di un firewall. L'esito? Il sito truffa risulta già non più attivo. Tentando il caricamento, i browser restituiscono un errore di "Server non trovato" (Server Not Found). Questo dimostra quanto sia rapida la vita di queste campagne di phishing: i domini malevoli vengono spesso oscurati o abbandonati dai cybercriminali nel giro di pochissime ore, non appena scattano le prime segnalazioni di sicurezza globali. Se doveste imbattervi in un link simile e notate una pagina completamente bianca o un errore di rete, sapete il perché: la minaccia è già stata neutralizzata alla radice.

Disclaimer ed esclusione di responsabilità
Le informazioni contenute in questo articolo hanno uno scopo esclusivamente informativo, didattico e di sensibilizzazione sul tema della sicurezza informatica.
L'analisi qui riportata si basa sulle minacce rilevate fino alla data di pubblicazione. I metodi utilizzati dai cybercriminali e la struttura delle pagine di phishing variano e si evolvono costantemente.
L'utilizzo dei link ufficiali di supporto segnalati (come facebook.com/hacked) e l'esecuzione delle procedure di sicurezza avvengono sotto l'esclusiva responsabilità dell'utente. Il sito non si assume alcuna responsabilità per eventuali danni, perdite di dati o compromissioni derivanti da un uso scorretto delle informazioni o da azioni intraprese tardivamente rispetto alla violazione del proprio account.
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